Ostuni

Nelle grinfie degli estorsori per una modesta somma, arrestati

venerdì 22 novembre 2019

OSTUNI - La Polizia di Stato, nella tarda serata di ieri, ha eseguito un’Ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto del posto per i reati di tentata estorsione e rapina aggravata. Trattasi di GRECO Donato, classe 1971, pluripregiudicato con una condanna alle spalle ad oltre vent’anni per omicidio volontario. L’indagine ha permesso di individuarlo come il mandante e l’ideatore di richieste estorsive. Le verifiche da parte degli Agenti del Commissariato di Ostuni prendevano le mosse dalla denuncia di un cittadino che riferiva di essere nella morsa di alcuni soggetti che pretendevano denaro. Il motivo era riferibile ad una modesta somma di denaro non corrisposta nei tempi richiesti. Ne era scaturito un continuo di telefonate, messaggi whatsapp e chiamate vocali sino a 60-70 al giorno.

La pressione psicologica era così forte che il denunciante aveva addirittura pensato di farla finita, gesto estremo dal quale veniva fatto desistere dal padre che lo convinceva a rivolgersi alla Polizia. Difatti, gli investigatori constatavano le pesanti minacce di morte, la volontà di impossessarsi dell’auto del ragazzo e l’applicazione di una sorta di tasso usurario:da 100 euro si era arrivati a 1500 euro. La situazione era divenuta insostenibile e, pertanto, alla richiesta dell’ennesimo incontro per riscuotere il denaro, si predisponeva un servizio di polizia che permetteva di arrestare in flagranza per tentata estorsione due dei tre aguzzini, rispettivamente BLASI Gianluca e SAVINA Katia, entrambi noti e con diversi precedenti a loro carico. Da ulteriori approfondimenti investigativi emergeva come i due arrestati fossero d’accordo con GRECO Donato che era il vero e proprio organizzatore dell’estorsione. Nell’immediatezza venne denunciato a piede libero ma, a distanza di poco meno di un mese di serrate indagini da parte del Commissariato della Città Bianca diretti dalla locale Procura, GRECO Donato è stato associato presso la casa circondariale di Brindisi. La vicenda ripropone l’importanza di denunciare erivolgersi alle Istituzioni onde poter assicurare alla giustizia i responsabili.

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